Viaggiatore: Francesco

Spazi immensi a perdita d'occhio, pedalate mozzafiato sul ciglio di un burrone:
Francesco ci racconta il suo viaggio avventuroso in Bolivia.

La Bolivia è la terra dei colori

Quelli di tutte le lagune dell’altopiano, che appunto portano i nomi dei colori:
Laguna Amarilla, Laguna Celeste, Laguna Verde, Laguna Blanca, fino alla Laguna Colorada.

Ciascuna ha la sua caratteristica: quella Verde, ad esempio, cambia colore attraversando tutte le gradazioni di verde in pochissimo tempo, tanto da notarlo perfettamente ad occhio nudo, fenomeno dovuto alla presenza di alcuni minerali tra cui il cianuro.

Poi c’è quella Colorada, di colore rosso scuro, quasi rosso sangue: una laguna enorme, strapiena di fenicotteri rosa. Di fenicotteri se ne vedono tanti altri in molti altri punti della Bolivia, così come i lama e le vigogne.

Le lagune fanno contrasto con il colore delle montagne e dei vulcani intorno, rosso, verde, giallo, ma soprattutto con il colore del cielo che qui è di un blu molto intenso, limpido, senza una sola nuvola, sembra di un colore innaturale, lo vedi così in poche altre parti del mondo, senz’altro dovuto al fatto che siamo oltre i 4000 metri.

I colori sono anche quelli del

Mercado de l’Alto di La Paz

che si tiene ogni giovedì e domenica nella parte alta della Capitale.

È grande quanto una città, il più grande del sud America dicono, tanto che forse non basta una giornata per girarlo tutto. Colori sgargianti dappertutto, per i vestiti delle cholitas, le donne boliviane, con le loro bombette, i loro scialli, le loro gonne voluminose, colori sgargianti delle merci in vendita, di tutti i tipi, vestiario, tappeti, strumenti musicali, cibo, finanche pezzi di ricambio per auto.

Ma non solo colori, anche immensità

credo che questa parola sia stata coniata appositamente per gli spazi boliviani, per le sue distese immense, soprattutto per il Salares de Uyuni
Lì si perde totalmente il senso dello spazio e della misura, distesa bianca a perdita d’occhio, osservi le montagne ai bordi, in lontananza, dici saranno una decina di km? Carmelo invece dice sono un centinaio almeno (Carmelo è la guida/autista…io per lui sono Panchito DJ), 10.500 chilometri quadrati, più del doppio
del Molise, ed è tutto piatto e bianco. Per uno strano effetto ottico le poche colline nel mezzo sembrano galleggiare, quasi lo stesso effetto che si ha nel deserto sabbioso, dove il calore emesso dal terreno si può scambiare per acqua.

“le stelle sono tante, milioni di milioni…”

Incahuasi, l’isoletta al centro del salares dove si va a vedere l’alba, e sì che ne ho viste di albe, ma questa ha un sapore diverso (anche una temperatura diversa visto il freddo porco), anche una delle meditazioni più belle che abbia mai fatto!
E poi ci sono le stelle. Qui da noi siamo abituati a riconoscere le costellazioni, lì è impossibile, c’è n’è una tale impressionante quantità da rimanere allibiti, ne vieni investito e ti sembra che ti vengano tutte addosso. La via Lattea è perfettamente visibile, sembra una enorme nube che attraversa tutto il cielo da parte a parte, capisci finalmente il ritornello

A metà viaggio una capatina di un paio di giorni in Cile, deserto di Atacama e dintorni, la cittadina di San Pedro. Temperatura decisamente più accettabile e “solo” 2.400 metri di altitudine, un po’ di riposo e una bella doccia calda ci vogliono proprio, però è tutto troppo perfettino, troppo inquadrato, le visite al Tatio e agli altri luoghi sono tutte rigorosamente “incanalate” non puoi abbandonare il path prestabilito, e se provi a mettere un piede al di là sono multe salatissime. Si vede proprio che il Cile è tanto americanizzato, troppo, per non dire altro.

Preferisco ritornare alla selvaggia Bolivia seppur con tutte le sue scomodità, ma decisamente più vera!

Il viaggio sugli altopiani boliviani è piuttosto impegnativo

Per via dell’altitudine che ti toglie il respiro, la maggior parte del viaggio è sopra i 4.000, si ha sempre il fiato corto, anche una piccola camminata ti sfianca, di notte riuscire ad addormentarsi è una impresa, perlomeno fin quando non trovi quella fantastica crema balsamica da mettere sotto il naso (purtroppo non ricordo come si chiama)
Per via del freddo, di notte la temperatura scende tanto, si dorme vestiti, nel sacco a pelo e con le coperte sopra ed il cappellino di pile, nelle stanze non esiste riscaldamento, l’acqua calda non sempre di trova, spesso ci si lava con fazzolettini imbevuti
Per via dei lunghi spostamenti in jeep, su sterrati polverosi, a volte rocciosi, dove si prosegue a passo d’uomo.

È un viaggio di natura, con poco contatto umano, eccezion fatta che per il mercato già citato e qualche raro incontro, come quello fatto con Maria e Fernando, incontrati nella cittadina di Sucre, coppia fantastica. Erano seduti su una panchina, io intento a fotografare, hanno attaccato loro discorso, avrebbero festeggiato a breve i cinquanta anni di matrimonio, vantavano i pregi di vivere lì, con effetti benefici per la salute. Effettivamente i loro anni se li portavano benissimo, lui 90 anni ma ne dimostrava 60. Esattamente il contrario di Sol, la guida delle miniere di Potosì, 35 anni ma ne dimostrava 60, dubito però che Maria e Fernando abbiano mai lavorato in miniera.