Viaggiatrice: Marisa

Perché ho visitato la Birmania, o Myanmar, e cosa mi ha lasciato.

Cosa ti ha spinta a visitare la Birmania?

Un consiglio di mio fratello, quando mi disse che era il Paese asiatico che lo aveva colpito di più, e che avrei dovuto andarci prima che diventasse meta di turismo di massa alla stregua del Vietnam e della Tailandia.

E posso confermarlo: il Myanmar incanta per la sua autenticità intatta, per la sua gente che nonostante la povertà vive sempre con il sorriso, ti accoglie con gioia.

Raccontaci cos’hai visto e vissuto

In Myanmar ho incontrato un popolo con tanta voglia di riscatto dopo essere stato soggiogato per anni da un regime totalitario. Ho conosciuto una religione di cui sapevo poco e niente: il buddismo, nei cui valori credono tutti profondamente, ed è anche questa forte spiritualità che colpisce.

Il Myanmar incanta il turista per la bellezza dei suoi luoghi, delle sue pagode, per i luoghi di culto pervasi da un senso di mistero: dal Regno Pagan e la sua valle dei templi al ponte U Bein, attraversato ogni giorno da centinaia di monaci buddisti.

E la natura?

Tra i luoghi naturali che mi hanno colpita di più c’è il Lago Inle con i suoi orti galleggianti, patrimonio UNESCO, e i numerosi siti archeologici ricchi di stupa e piccoli templi immersi nella vegetazione.

E poi?

Rientrata in Italia profondamente colpita dalla povertà del Myanmar, ho organizzato una mostra fotografica di beneficenza con i miei scatti. La somma raccolta di 600 euro è stata completamente devoluta alla MedaCross, un’associazione di medici e volontari che operano in Myanmar attraverso cliniche mobili.